La via meno battuta

La via meno battuta

A Matteo Della Bordella la montagna ha dato e tolto tanto: l’ha consacrato quale uno dei più geniali alpinisti della nuova generazione, ma gli ha anche portato via il padre Fabio, insegnante e istruttore del Cai scomparso nel 2007 in un tragico incidente in parete. Eppure, Matteo ha continuato ad approcciare ogni vetta a viso aperto, con spirito leale e grande rispetto per la natura, lontano da ogni retorica di conquista. Perché l’arrampicata è più di uno sport: è un’inflessibile maestra di vita, un viaggio esistenziale nel quale ci si mette ogni volta alla prova tra gioie e spaventi, sfide e timori, traguardi e fallimenti, ascese e baratri. Oggi, questo giovane talento ci racconta come
l’alpinismo gli abbia cambiato la vita, rendendolo l’uomo che è diventato. Le sfide affrontate in parete – dalle prime scalate con il padre, appena dodicenne, alle eccezionali imprese by fair means, ovvero senza mezzi artificiali – gli hanno regalato enormi soddisfazioni e impartito severe lezioni. Un percorso fatto di successi, di premi, della stima di
maestri del calibro di Reinhold Messner, ma anche di cadute, sconfitte e passaggi dolorosi. Esperienze che l’hanno fatto crescere, in tutti i sensi: l’hanno reso capace di affrontare i propri limiti e lottare con quelle paure che si agitano nel profondo di ciascuno di noi.

Matteo DELLA BORDELLA
“La via meno battuta”
(Rizzoli editore)

Matteo DELLA BORDELLA

Nato e cresciuto a Varese, i primi passi in verticale li ho mossi insieme a mio papà, quando avevo circa 12 anni, sulle pareti di casa. All’inizio l’arrampicata non mi aveva particolarmente entusiasmato, solo col tempo e dopo tante salite in montagna, sempre in cordata con mio padre Fabio, la mia passione verso questa disciplina è esplosa. Nel 2006 sono entrato nel gruppo dei Ragni di Lecco e grazie a questo ho avuto la possibilità di crescere sia come alpinista che come persona. Nel 2008 mi sono laureato in Ingegneria Gestionale e ho proseguito gli studi con un dottorato di ricerca fino al 2012, ma senza mai allontanarmi dalla mia vera passione: l’alpinismo.
I miei terreni preferiti sono e pareti verticali di roccia più sperdute al mondo, su difficoltà elevate, dove la sfida sta sia nel raggiungerle che nel riuscire a salirle, possibilmente in arrampicata libera e con il materiale minimo. Tra i luoghi che preferisco, la Patagonia, a cui sono particolarmente legato, ma anche la Groenlandia, il Pakistan, l’India e l’Isola di Baffin. L’alpinismo che mi piace è quello essenziale, concreto, leggero, che mette l’alpinista in un confronto ad armi pari con la montagna.

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