Lettera a chi non c’era

Lettera a chi non c’era

«Non c’era bisogno della pandemia per capire che la vicenda umana si svolge dentro la dimensione del pericolo e che non c’è modo di immunizzarsi. Bisogna arare il tremore, seminarvi dentro la nostra voglia di essere qui e di vedere con gli occhi aperti che cosa enorma è ogni giornata, qui nella crepa del mondo.»

C’è Mario, che aspettava di mangiare la pizza di granturco con la figlia in braccio quando la terra ha iniziato a tremare: ha perso tutto, vive da anni in un container. Ci sono due ragazzi che si baciano in una macchina, il terremoto li coglie in quel momento di dolcezza. C’è Benedetto Croce, che riprende i sensi a notte fonda e si trova coperto dalle macerie fino al collo, e c’è Gaetano Salvemini, che sopravvive alla moglie, ai figli e a una sorella perché si aggrappa all’unica parete che non crolla. Il terremoto del 1980 in Irpinia, che travolse una terra già segnata dall’emigrazione, e la ricostruzione, che produsse tanti guasti ma non ha portato via la grazia antica di quei luoghi. Gli altri terremoti italiani, da quelli di Messina e Avezzano ai più recenti dell’Emilia, de L’Aquila e delle Marche. E in mezzo tante disgrazie collettive, imprevedibili o dovute all’incuria umana: Franco Arminio parte dai suoi luoghi e allarga lo sguardo per rievocarle a una a una, scavando tra le macerie con l’indignazione delle sue prose civili e la dolente tenerezza dei suoi versi. Questo libro è al tempo stesso un inedito catalogo delle nostre fragilità, di tutte le volte in cui la Terra ci ha ricordato che siamo piccoli quanto formiche sul suo grande dorso, e un appello rivolto a chi viaggia distratto attraverso le persone e le cose, perché «quello che è accaduto non è frutto del caso o di una congiura, […] non riguarda solo chi è morto o i suoi familiari, riguarda noi e i nostri figli, riguarda soprattutto chi non c’era». Arminio chiede con ardore alla letteratura di farsi testimonianza, ci ricorda che l’ascolto e l’attenzione alle parole sono il primo passo per ricostruire la speranza

Franco ARMINIO
“Lettera a chi non c’era”
(Bompiani editore)

Franco ARMINIO

Arminio è nato e vive a Bisaccia, in provincia di Avellino. Collabora con il Corriere della sera, Il manifesto, e Il Fatto Quotidiano ed è animatore del blog “Comunità Provvisorie”.
È documentarista e promotore di battaglie civili: si è battuto, ad esempio, contro l’installazione delle discariche in Alta Irpinia.

Nel 2009, con Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia, è stato candidato al Premio Napoli[2].

Roberto Saviano ha definito Franco Arminio «uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato», citando un suo passo: «Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno». Il 29 novembre 2010 sempre Roberto Saviano legge una poesia di Arminio in prima serata su Rai 3 nella quarta e ultima puntata di Vieni via con me, nel corso di un monologo sul terremoto dell’Aquila del 2009.

Nel luglio 2011, con Cartoline dai morti ha vinto il premio Stephen Dedalus per la sezione “Altre scritture”.[senza fonte]

Con Terracarne, edito da Mondadori, ha vinto il premio Carlo Levi e il premio Volponi.

Dal 2012 organizza nel mese di agosto ad Aliano ed è il direttore artistico del Festival della paesologia “La luna e i calanchi”.

Nel 2015 fonda la “Casa della paesologia” a Trevico, il comune dell’Irpinia più elevato in altitudine nonché antica sede della Baronia.

Nel 2018 gli è stato assegnato il Bronzo dorato all’Arte poetica al Festival Animavì – Cinema d’animazione e arte poetica. Ha ricevuto anche il Premio Brancati per Cedi la strada agli alberi del 2017.

Nel 2019 gli è stata conferita la cittadinanza onororia da parte del comune di Acri (CS) per l’impegno profuso nella difesa e nella valorizzazione delle aree interne.[senza fonte]

FILMOGRAFIA
Un giorno in edicola, 2009
Di mestiere faccio il paesologo, 2010
Giobbe a Teora, 2010
Terramossa, 2012

OPERE
Cimelio dei profili, Catania, Lunario Nuovo, 1985
Atleti, Avellino, Associazione librai di Avellino, 1987
Homo Timens, Avellino, Sellino, 1998
Sala degli affreschi, Avellino, Sellino, 1999
Diario civile, Pratola Serra, Sellino, 1999
L’universo alle undici del mattino, Napoli, Edizioni d’If (collana I miosotis), 2002
Viaggio nel cratere, Milano, Sironi (collana Indicativo presente), 2003
Circo dell’Ipocondria, Firenze, Le Lettere (collana Fuori formato), 2006
Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia, Bari-Roma, Laterza (collana Contromano), 2008
Siamo esseri antichi, Avellino, Sellino, 2008 (con Stefania Borriello)
Poeta con famiglia, Napoli, Edizioni d’If (collana I miosotis), 2009
Nevica e ho le prove. Cronache dal paese della cicuta, Bari-Roma, Laterza (collana Contromano), 2009
Cartoline dai morti, Roma, Nottetempo (collana Gransassi), 2010
Oratorio bizantino, prefazione di Franco Cassano, Roma, Ediesse (collana Carta bianca), 2011
Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle, Roma, Deriveapprodi, 2011
Terracarne, Mondadori, collana Strade Blu, 2011
Stato in luogo, Transeuropa. Nuova poetica, 2012
Geografia commossa dell’Italia interna, Bruno Mondadori, 2013
Il topo sognatore e altri animali di paese, con disegni di Simone Massi, Rrose Sélavy, 2013
La punta del cuore, poesie dedicate alla madre, Mephite Edizioni, 2013
Avviso ai naviganti. Nove scrittori per l’Altra Europa. A cura di Valeria Parrella, 2014. Il racconto di Arminio è “L’amico di Aliano”.
Nuove cartoline dai morti, Pellegrini Editore, 2016.
Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra, Chiarelettere, 2017.
Resteranno i canti, Bompiani, 2018.
L’infinito senza farci caso, Bompiani, 2019.
Franco Arminio, Giovanni Lindo Ferretti, L’Italia profonda, Gog Edizioni, 2019.
La cura dello sguardo, piccola farmacia poetica, Bompiani, 2020.
Lettere a chi non c’era, Parole dalle terre mosse, Bompiani, 2021.

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